Abbiamo concluso in dolcezza gli incontri ‘Infariniamoci assieme’ di questo 2015, biscottando con Marco Giulio del panificio Giulio di Latisana.
Una collaborazione storica quella delle nostre famiglie, Giulio e Moras.
Abbiamo pensato di raccontarvela con una breve intervista che Sara Pantanali ha rivolto a Marco dopo l’incontro di ieri.
La passione per il tuo lavoro quando è iniziata?
Una passione nata quando ero bambino, avevo 4 anni quando il nonno ha iniziato a portarmi nel panificio di famiglia a fare i lieviti serali. Osservare lui mentre lavorava la pasta mi ha fatto subito innamorare.
Nel corso degli anni, anche nel periodo degli studi, ho sempre lavorato in azienda e da quando mio papà è andato in pensione, 14 anni fa, porto avanti l’attività , con sempre più passione, anche nella riscoperta di nuovi gusti e nuove proposte per affrontare il cambiamento di questi ultimi anni.
La collaborazione tra il panificio Giulio e il Molino Moras va avanti da molto tempo. Che ricordi hai tu?
Io ricordo che c’è sempre stata: ripenso a quando ero piccolo e passava tuo papà a prendere gli ordini, i nostri nonni che parlavano.
Non c’è un momento preciso in cui poter collocare l’inizio perché per me c’è sempre stata ed è sempre esistita nella ‘maniera di una volta’: con fiducia reciproca, chiarezza nei rapporti, nel trovare le soluzioni migliori per ogni esigenza. Associo molto il panificio al Molino Moras.
Ancora una domanda, per nostra curiosità , da quando hai iniziato questi incontri in collaborazione con noi, qual è la cosa che ti affascina di più di questa novità del tuo lato professionale?
Mi affascina molto vedere l’attenzione delle persone alla qualità . Si può pensare che un’azienda ragioni solo in termini di volume d’affari, di quantità . Per noi, per il nostro panificio non è così, abbiamo da sempre tenuto molto a criteri di qualità e di educazione alimentare del cliente.
Veder ricercare dai corsisti la soluzione migliore per fare le cose di qualità è una cosa che mi da un sacco di gioia e poi è stato anche un mettersi in gioco per vedere se ero bravo a spiegare perché talvolta il fare bene non è sempre sinonimo di saper trasmettere nel modo corretto.